L’Unione Europea sta ridisegnando le regole del gioco per la sicurezza digitale continentale, e questa volta la posta in palio non riguarda solo i software di difesa, ma la geopolitica della tecnologia.

Il negoziato sul Cybersecurity Act 2 è entrato nella sua fase più calda, concentrandosi sul delicato Titolo IV. L’obiettivo è chiaro e condiviso da tutti gli Stati membri: ridurre le dipendenze tecnologiche critiche. Ma come si traduce questo principio nella realtà operativa delle nostre aziende?

Il Titolo IV: La geopolitica entra nei server

Come emerso dal recente confronto promosso da Adnkronos e Open Gate Italia, con l’intervento di Massimiliano Fara (esperto cyber della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’UE), il Titolo IV introduce una variabile geopolitica nelle valutazioni tecniche. Non si tratta più solo di valutare quanto un componente sia sicuro, ma da chi viene prodotto. La normativa prevede infatti la possibilità di designare fornitori ad alto rischio e imporne l’esclusione dalle reti e dalle infrastrutture critiche europee.

Il nodo del “Phase Out”: Quanto costa la sicurezza?

Escludere un fornitore significa spesso dover dismettere (fare phase out) componenti hardware e software già installati e operativi. Questo passaggio comporta sforzi tecnici e finanziari enormi. La vera sfida del negoziato europeo sarà calibrare questa transizione:

  • Tempi realistici: Scadenze troppo rigide rischiano di bloccare gli investimenti e minacciare la continuità dei servizi.

  • Impatto a cascata: Le misure colpiranno in prima linea i colossi delle telecomunicazioni, ma l’onda d’urto si propagherà inevitabilmente sulle PMI e su tutte le filiere che dipendono da quei servizi digitali.

Il vantaggio competitivo dell’Italia

In questo scacchiere complesso, l’Italia si siede al tavolo delle trattative con una carta importante da giocare: non partiamo da zero. Il nostro Paese ha già maturato un’esperienza sul campo formidabile grazie all’implementazione della Direttiva NIS 2, all’istituzione del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica e all’utilizzo del Golden Power.

Abbiamo già sperimentato gli strumenti di valutazione del rischio e di controllo delle forniture che l’Europa vorrebbe ora estendere ai Ventisette. L’obiettivo dell’Italia nel negoziato, dunque, sarà chiedere che il nuovo quadro europeo integri le normative nazionali esistenti, senza creare pericolose e costose sovrapposizioni burocratiche.

Il punto di vista di Globalsystem

La sicurezza è, e deve rimanere, il fondamento di ogni sviluppo tecnologico e industriale. Tuttavia, come sottolineato nel dibattito istituzionale, la cybersecurity non deve trasformarsi in un fattore di indebolimento per il tessuto produttivo.

In Globalsystem sappiamo bene quanto sia complesso per le aziende bilanciare gli investimenti pregressi con le nuove richieste normative. Il nostro compito come system integrator è proprio questo: accompagnare le imprese nell’adeguamento a queste nuove direttive europee, assicurando che le infrastrutture IT siano non solo conformi ai massimi standard di sicurezza, ma anche agili e sostenibili dal punto di vista economico.

La riduzione del rischio nella supply chain è il futuro: prepararsi oggi significa proteggere il business di domani.